CRISTINA OMENETTO

Terre di passo

“Terre di passo” è il lavoro della fotografa Cristina Omenetto da cui sono tratte le 12 immagini per il Calendario Epson 2018. A caratterizzare le fotografie è un modo originale di leggere il paesaggio tramite una tecnica di ripresa che non mira a documentare quanto piuttosto a evocare stati d’animo, sentimenti o valori simbolici. La delicatezza delle sfumature, l’atmosfera evanescente e i colori tenui delle immagini hanno rappresentato una nuova sfida per le nostre stampanti.

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Terre di passo

La ricerca di una restituzione visiva della continuità dello sguardo segna il lavoro che da anni Cristina Omenetto svolge avendo come oggetto d’attenzione il paesaggio, cioè il mondo intorno a sé, il mondo della sua esperienza.

Lontana da ogni intenzione descrittiva, la fotografa ha individuato una sorta di dinamico “sistema visivo” che le permette di esprimere sia sul piano percettivo sia su quello psicologico il suo rapporto con lo spazio vissuto: il susseguirsi, talvolta il sovrapporsi, delle diverse immagini “contigue” di uno stesso luogo costituisce infatti l’espressione di uno stato d’animo, di un sentimento di sé nel paesaggio.

Il titolo stesso che Omenetto dà a questa sua prolungata ricerca, “Terre di passo”, indica che queste fotografie sono immagini di passaggio, improvvise ed effimere come i continui movimenti dello sguardo, del pensiero, della memoria stessa. Come gli uccelli migratori durante il volo vedono svolgersi il mondo e le sue innumerevoli cose, dichiara l’autrice, così è possibile attraverso la fotografia cogliere, tra cielo e terra, cose di volta in volta diverse, cose che si trasformano. Cristina Omenetto si pone dunque in uno stato di sospensione, alla ricerca di immagini indefinite, inafferrabili: immagini che rappresentano il mutamento stesso, e al tempo stesso il perdurare del passato nel presente. Non è un caso che i luoghi fotografati, quasi sottoposti a scansione si potrebbe dire, siano simbolici e per certi versi assoluti: la natura, l’acqua, il ghiaccio, i siti archeologici e monumentali.

In questo progetto che, lungi dal puntare a una “documentazione” dei luoghi, costituisce invece un lavoro di introspezione e di interrogazione esistenziale, la sua fedele compagna è la modesta Holga, una macchina fotografica economica che è stata anche definita toy camera: materiale povero, tecnologia ridotta al minimo, il difetto tecnico che diviene punto di forza in senso espressivo. Ecco dunque baffi di luce entrare dentro la fotocamera quasi a plasmare l’immagine, come se l’aria stessa di un luogo, magica portatrice di luce-colore, si muovesse poeticamente dentro la fotografia che sta nascendo, rendendola più leggera.

Roberta Valtorta
Storica e critica della fotografia

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Il progetto

Il progetto Calendario: oltre un decennio di grande fotografia italiana

Il progetto Calendario nasce nel 2000 per dimostrare concretamente l’alta qualità delle stampanti fotografiche Epson. Da allora, ogni anno, un fotografo italiano di fama internazionale firma con le proprie immagini quello che è diventato un prezioso oggetto da collezione.

E come ogni anno, si rinnova la sfida per le stampanti Epson. Dopo aver superato la prova della stampa su formato panoramico, riproposto anche per il Calendario 2018, si è trattato in questo caso di rendere nel modo più fedele possibile la delicatezza delle sfumature, l’atmosfera evanescente, i colori tenui delle immagini.

Il Calendario, rilegato con un processo interamente artigianale e realizzato in 800 copie numerate, è composto da 9.600 fotografie originali, prodotte con stampanti, carte e inchiostri Epson, incollate manualmente una a una.

Prima di Cristina Omenetto altri grandi nomi ci hanno affiancato in quest’avventura: Giorgio Lotti, Franco Fontana, Mario De Biasi, Giovanni Gastel, Mimmo Jodice, Ferdinando Scianna, Gian Paolo Barbieri, Gianni Berengo Gardin, Massimo Vitali, Vittorio Storaro, Gabriele Basilico, Maurizio Galimberti, Stefano Unterthiner, Luca Campigotto, Renato Marcialis, Francesco Radino e Andrea Pistolesi.

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Cristina Omenetto

Cristina Omenetto nasce a Milano, dove vive e lavora. Si avvicina alla fotografia a metà degli anni ottanta, dopo numerose esperienze di studio e di lavoro in Italia, Londra e California, orientando il proprio lavoro verso il campo dell’indagine sociale, del ritratto, del paesaggio e della ricerca.

Da tempo sperimenta e pubblica lavori sul paesaggio utilizzando una tecnica personale di ripresa, dove frammenti dello spazio e del tempo si sovrappongono e si sommano in sequenze che vanno oltre la consueta staticità della rappresentazione. Ha esposto i suoi lavori sia in Italia sia all’estero e sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private internazionali.