La circular economy conviene a noi e al Pianeta

Cos'è l'economia circolare? E soprattutto come applicarla al mondo dell'IT?

La circular economy conviene a noi e al Pianeta

In natura i rifiuti non esistono (e neanche la disoccupazione). Questa massima, riconducibile al pensiero di Gunter Pauli, esprime perfettamente il valore cardine della “circular economy”: un sistema in grado di rigenerarsi da solo. Il concetto di economia circolare si contrappone a quello lineare sintetizzabile nella struttura “produzione-consumo-smaltimento” che considera il prodotto destinato ad arrivare ad un “fine vita”.

L’economia circolare ridisegna, invece, il modello produttivo ridefinendo progettazione e realizzazione dei prodotti affinché, durante il ciclo di vita degli stessi, sia possibile ripararli, riutilizzarli e, al termine, recuperarne i materiali, riducendo o addirittura annullando il concetto di rifiuto poiché tutto ridiventa una risorsa, rimettendo in circolo quindi ciò che non serve più.

L’economia circolare l’ha “inventata” la natura

Mutuando un esempio dalla natura, pensiamo agli scarti organici (es. residui di cibo) che vengono raccolti e conferiti in un impianto di compostaggio per tornare alla natura sotto forma di ammendante (concime).

Come ricorda lo stesso Ministero dell’Ambiente, utilizzando questi principi si possono ridefinire molteplici settori quali, a titolo esemplificativo, auto, computer, elettrodomestici, imballaggi. Per far ciò è tuttavia fondamentale introdurre ecoinnovazioni che ridisegnino le catene di fornitura e produzione.

Il passaggio ad un sistema di economia circolare richiede l’impegno non solamente da parte del settore industriale, ma anche dal punto dal comparto politico-amministrativo (ben oltre i confini nazionali considerando che le catene di fornitura spesso sono internazionali) e da parte dei cittadini affinché essi richiedano e scelgano prodotti “circolari”.

In tal senso la Commissione Europea ha adottato un ambizioso pacchetto di misure a supporto della transizione verso un’economia circolare sostenuta finanziariamente dai Fondi strutturali e d’investimento europei.

La stessa Commissione sottolinea che “le misure come la migliore progettazione ecocompatibile, la prevenzione e il riutilizzo dei rifiuti possono generare, in tutta l’UE, risparmi netti per le imprese fino a 604 miliardi di euro, pari all’8% del fatturato annuo, riducendo al tempo stesso le emissioni totali annue di gas a effetto serra del 2-4%” il tutto permettendo una crescita del PIL quasi dell’1% e la creazione di “oltre 2 milioni di posti di lavoro rispetto a uno scenario economico abituale”.

Dalla povertà delle materie prime al grande ingegno nel recupero delle materie “seconde”. Il caso Italia

L’Italia è sempre stato un Paese povero di materie prime e questo ha (fortunatamente) portato i nostri connazionali ad ingegnarsi per poter sfruttare i rifiuti sottraendoli alla discarica. Come ricorda fondazione Symbola questo ha fatto sì che il Belpaese oggi sia tra le nazioni più avanzate nel settore della green economy e dell’economia circolare.

Come emerge dai dati Eurostat riportati dalla Fondazione, tra i grandi d’Europa l’Italia è prima per “materia circolare (materia prima seconda) impiegata dal sistema produttivo: quasi un quinto del totale (18,5%)”, davanti alla Germania (10,7%). Secondo i dati, poi, con 256,3 tonnellate per milione di euro, “siamo il più efficiente tra i grandi Paesi europei nel consumo di materia dopo la Gran Bretagna (che impiega 223,4 tonnellate di materia per milione di euro).

Considerando il comparto del riciclo industriale, con 48,5 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi, siamo secondi solo alla Germania (59,2 milioni di tonnellate).

Tutto ciò non vuol dire solamente mettere a dieta le discariche, ma comporta anche un risparmio di energia primaria per oltre 17 milioni di tonnellate di petrolio all’anno e di emissioni per circa 60 milioni di tonnellate di CO2 (elaborazione Istituto di ricerche Ambiente Italia).

Innovare l’IT in chiave circolare

Se è forse più semplice immaginare un ciclo completo nel caso dei rifiuti organici, ci si può chiedere come ciò possa essere possibile in comparti particolari come quelli dell’Information Technology come smartphone o computer.

Immaginate un sistema che garantisca, in fase di produzione, un uso sempre più ridotto di materie prime ed energia ed uno studio del prodotto che ne consenta, a fine vita, il più ampio recupero dei materiali.

Anche per ciò che concerne le apparecchiature IT è infatti fondamentale garantire la disassemblabilità del maggior numero delle componenti per poter recuperare quelle che possono avere una seconda vita. Compito dell’ecoinnovazione diventa quindi ripensare le apparecchiature affinché le diverse componenti siano riutilizzabili nella percentuale maggiore possibile.

Già oggi nei prodotti informatici vi sono materiali preziosi come ferro, alluminio e persino, oro, argento e rame (ottimi conduttori).

Forse il caso più noto sulla disassemblabilità di un prodotto IT è quello della Apple: poche settimane fa è stato presentato il nuovo Robot Daisy (realizzato anche riutilizzando pezzi del predecessore Liam!) che è capace di smontare fino a 200 iphone all’ora recuperando tutto ciò che può essere riciclato.

L’esempio di Epson

L’impegno di Epson verso un nuovo modello di economia circolare è iniziato da anni e va nella medesima direzione indicata dalle normative europee: Epson lavora costantemente per poter garantire la riduzione al minimo del consumo di energia e l’impiego di risorse, permettere il più ampio riciclo dei materiali ed eliminare gli sprechi lungo l'intero ciclo di vita del prodotto, non solo in fase di produzione, ma anche durante quelle di trasporto (studio degli imballaggi incluso) e di utilizzo da parte di aziende ed utenti finali. Uno degli esempi di Epson più eccellenti in tal senso è sicuramente l’Epson PaperLab, l’innovativa soluzione pensata per le aziende che consente di riciclare e riutilizzare la carta da ufficio grazie alla tecnologia brevettata che permette il riciclo a secco della carta.

Ciò significa che i nostri clienti possono ridurre l'acquisto di carta e, al contempo, abbattere le emissioni di CO2 prodotte dai correlati trasporti consentendo alle aziende di far parte del percorso di cambiamento verso l’economia circolare direttamente all’interno dei propri uffici.

Scoprite di più in questo video.

Volete conoscere altre storie di economia circolare? Vi suggeriamo due banche dati da non perdere con alcune delle migliori storie di green economy in Italia:

Articolo a cura di Letizia Palmisano e di Rete Clima

Fonti e approfondimenti: