Il Calendario Epson: lo spettacolo del tempo

Contributo critico di Roberta Valtorta, storica e critica della fotografia italiana, con la sua personale selezione di una foto per ciascun calendario.

Il Calendario Epson: lo spettacolo del tempo

Cinisello Balsamo, 28 novembre 2019 – Il progetto dei Calendari Epson, avviato nel 2001, esattamente alla nascita del nuovo millennio, compie vent’anni. E’ straordinario osservare come un’azienda totalmente dedicata, anzi immersa nel mondo delle tecnologie digitali, abbia fatto cadere la sua scelta su un oggetto cartaceo di lunghissima tradizione proprio nel momento del grande cambiamento epocale nella storia, nell’economia, nella società, nella cultura, segnato dal passaggio da un millennio a un altro, e a questo oggetto fisico sia rimasta assolutamente fedele.

Per vent’anni ha affermato l’idea che le tipiche pagine rilegate insieme che costituiscono un calendario siano il luogo ideale per segnare il tempo che passa, misurato non solo attraverso i numeri e le parole che indicano giorni e mesi, ma anche attraverso le immagini fotografiche, con molta evidenza scelte in nome della bellezza. A indicare, su un piano simbolico, che la bellezza può accompagnarci dolcemente nel passare del tempo, forse anche alleviando i problemi che il tempo, con il suo trascorrere, inevitabilmente ci porta. Oppure che la bellezza ci colpisce e ci invita a meravigliarci del mondo, della vita. In questo senso Epson sembra aver declinato, con la scelta dei vari autori di anno in anno protagonisti, i molti tipi di bellezza possibili garantiti dai diversi generi fotografici che si sono sviluppati nel tempo.

Se analizziamo questa ormai ampia serie di calendari vediamo subito a quali di questi generi Epson ha guardato e quale percorso culturale ha tendenzialmente disegnato. Tra reportage, forma classica della narrazione di realtà sociali ed esistenziali; still life, a rappresentare la fotografia professionale-creativa; paesaggio, una delle aree della fotografia contemporanea più praticate, qui presente in forme diverse e anche lontane tra loro; sperimentazioni che conducono a una fotografia non “ortodossa”, che mette in evidenza i tratti del linguaggio stesso, si rintracciano in queste immagini alcuni “motivi” ricorrenti che, si può dire, contribuiscono a creare l’anima complessiva di questi calendari.

Vi è innanzitutto un elemento di forza e spettacolarità dell’immagine, che consiste nella scelta di fotografie non di tono quotidiano ma, invece, speciale, particolare. Fotografie che non tutti sanno realizzare, che puntano sulla meraviglia del colore, sulla luce, sulla potenza dei soggetti, creando ammirazione nell’osservatore. Dall’altro lato vi è un aspetto ludico, giocoso, potremmo dire coinvolgente e semplice, che ci chiama a vedere nella fotografia una sorta di amica.

Vi è poi, certamente, il desiderio di mostrare l’importanza e la grandiosità della natura, sia nei paesaggi, sia nei suoi singoli elementi: una madre e una maestra, di fronte alla quale le immagini ci invitano a meravigliarci e a stupirci. Rintracciamo anche un altro aspetto: la sottolineatura di una necessaria e solida professionalità della fotografia, che si basa su uno sguardo allenato e una creatività coltivata e coerente. E’ presente poi, importantissimo, l’elemento della visionarietà. E occorre qui ancora una volta ricordare l’ormai ormai storico invito che Epson pone accanto al suo marchio: “exceed your vision”. Che significa che la visione umana potenziata dalla tecnologia va oltre ciò che normalmente vediamo e dunque ci riserva sorprese a volte inimmaginabili, ma più corretto sarebbe dire che la visione tecnologica è diversa dalla visione umana, è un mondo a parte.

Ed ecco l’anima dei calendari Epson: tutti questi diversi elementi compongono un insieme che tende a restituire non una descrizione della realtà che ogni giorno viviamo, ma a porre davanti ai nostri occhi dei mondi immaginari, fortemente poetici, idealmente astratti, che alludono al sogno, forse anche al ricordo, ma che soprattutto ci dicono che l’immagine non è la realtà. Allo stesso modo il tempo del calendario, simbolizzato, graficizzato, stilizzato, cristallizzato in numeri, parole, sapienti fotografie, non è il tempo che consumiamo e ci consuma nei giorni che passano.

Le venti fotografie

2001 - Giorgio Lotti. Luce, colori, emozioni

Perdute nelle sfumature del blu, onde del mare o stoffe vellutate, fotografia o pittura. L’immagine gioca sulla compresenza di diverse possibili letture, mettendo in evidenza un tema centrale della fotografia: l’ambiguità della rappresentazione.

2002 - Franco Fontana. Paesaggio immaginario

Sotto l’apparenza di un paesaggio visto con i nostri occhi, si nasconde un luogo irreale creato attraverso l’elaborazione tecnologica e il montaggio. L’immagine si nutre di finzione e assolve al compito di dare corpo a una realtà che non esiste.

2003 - Mario De Biasi. Immagini che contano

Cinque anatre galleggiano sull’acqua lievemente increspata, leggere. Come per magia, come in una favola, l’acqua è dorata: la texture meravigliosa rimanda alla lavorazione di un raffinato gioiello, e invece ad agire è solo la luce, generatrice della fotografia.

2004 - Giovanni Gastel. La realtà immaginata

Una o tre pere? Una strana matrioska raccontata in modo esplicito? La stessa pera che si muove e cambia forma? L’immagine propone un gioco sapiente completamente basato sulla composizione e sulla gestione del colore, caldo e invitante.

2005 - Mimmo Jodice. Mare

Nella purezza di un bianco e nero cristallino, il mare si offre in modo essenziale, fuori dalla storia e da ogni tipo di tempo. La fotografia mostra solo l’alta linea dell’orizzonte e la grande distesa d’acqua animata dalla luce, che con l’acqua sembra coincidere.

2006 - Ferdinando Scianna. Allo specchio

Pare una finestra e invece, appare presto evidente, è uno specchio quello che sta al centro dell’immagine. Una realtà virtuale viene a trovarsi in un ambiente reale, qui sintetizzato nel grigio della superficie materica. Ma fisicità e virtualità sono entrambe reali.

2007 - Gian Paolo Barbieri. Eleganza naturale

La bellezza straordinaria e insuperabile delle forme della natura, l’esattezza della geometria e delle tessiture sono qui esaltate e sottolineate da una ripresa rigorosa fondata sul contrasto tra chiaro e scuro, tra linee nette e morbidi contorni.

2008 - Gianni Berengo Gardin. Poesie italiane

Gli esili tronchi degli alberi spogli, il disegno dei rami sottili, le macchie nere tondeggianti laddove non vi è neve sembrano segni su uno spartito musicale. Nello scarno paesaggio invernale cogliamo i ritmi della natura. Questo ci mostra il fotografo.

2009 - Massimo Vitali. Paesaggi umani

Le figure colorate piccole e piccolissime dei bagnanti, adulti e bambini, si staccano dal fondo di un’acqua di mare e di una terra resi chiari, quasi bianchi dall’intervento dell’artista. In questo paesaggio il mondo è rappresentato dagli uomini che lo abitano.

2010 - Vittorio Storaro. Scrivere con la luce

Più immagini sovrapposte creano una narrazione inventata eppure possibile. Gli occhi della donna parlano dell’importanza della visione, la figura che si allontana e inizia il suo viaggio ci dice che il racconto è appena iniziato. Non sappiamo che cosa ci sia oltre la luce.

2011 - Gabriele Basilico. Dentro la città

La città è un enorme organismo in crescita che si struttura nel tempo secondo tipologie costruttive diverse. In fotografia la veduta è un modo molto efficace per restituire la complessità della realtà storica urbana, abbracciata in un ampio sguardo.

2012 - Maurizio Galimberti. Passato contemporaneo

La struttura architettonica viene indagata, quasi ispezionata, in ben ottanta immagini, ciascuna slittata rispetto alle altre che la precedono o la seguono. La sensazione che ne deriva è quella di un dubbio ossessivo tra ripetizione e variazione.

2013 - Stefano Unterthiner. Equilibri naturali

Meravigliosi cigni selvatici dalle zampe nere e dal becco giallo e nero si stagliano, con i loro corpi candidi, su uno sfondo altrettanto candido. Sembrano pensieri di figure apparsi all’improvviso in una immagine che non sappiamo se fotografata o disegnata.

2014 - Luca Campigotto. Scenari

La città ripresa di notte e resa cromaticamente omogenea si mostra nelle sue strutture perfette, nel suo stesso progetto. Il reticolato regolare delle finestre, la verticalità assoluta delle architetture parlano di una civiltà tecnologica e algida.

2015 - Renato Marcialis. Luci e ombre

Sontuose piante di radicchio trionfano nel loro rosso e bianco in una immagine di decisa impostazione classica. Magistrali colpi di luce e una composizione curata e basata su pochi elementi rimandano a una splendente natura morta seicentesca.

2016 - Francesco Radino. Aure d’Oriente

Come in un sogno, ecco apparire in primo piano la struttura inaspettatamente geometrica e un poco minacciosa dei rami scuri e come tra loro collegati di un albero, quasi macchina e quasi animale, al di là del quale, leggero, si annuncia un paesaggio chiaro.

2017 - Andrea Pistolesi. Senza confini

In un formato orizzontale allungato percepiamo la grandiosità del paesaggio naturale, fatto di terra, acqua, cielo, e vento che muove le nuvole. Nell’immagine la linea dell’orizzonte riveste un ruolo importante poiché taglia in due parti l’immagine e insieme il mondo.

2018 - Cristina Omenetto. Terre di passo

Una sfinge dai colori delicati e cangianti si ripete sovrapponendosi a se stessa. Questo meccanismo di sovrapposizione parla di uno stato d’animo e di un sentimento di sé nel paesaggio, la trasparenza dell’immagine parla di pensieri e di ricordi.

2019 - Fabiano Ventura. Testimoni del tempo

La neve diventata ghiaccio e poi acqua, l’immensità e la forza di una natura che ci ha preceduti sulla faccia della terra conferiscono all’immagine grande dignità e autorevolezza. Così, la montagna mostra le sue forme importanti, le sue materie antichissime.

2020 - Tancredi Mangano. Eden in urbe

Un’immagine basata sugli opposti, nella quale le stanche foglie autunnali di un albero si contrappongono alla texture regolare di un muro di città. Il caldo marrone della natura vegetale entra in contrasto con il colore freddo grigio-azzurro della struttura costruita dall’uomo.